How Cool! si confronta per la prima volta con Anna Lucylle, art director di professione, che si è fatta largo nel campo della fotografia, con scatti dallo stile particolare e decisamente fuori dal comune.
Ritratti di donne che hanno lasciato un’impronta nella storia e nella cultura. Bellezze rinascimentali e donne moderne che l’artista reinterpreta in contesti pin up o burlesque, fino a rappresentare androidi assassini. Una continua sperimentazione, quindi, che porta alla ricerca del particolare che stupisca.
Che tipo di lettore si aspetta? Tecnico o profano?
<<Gran parte della mia produzione è improntata sulla figura femminile e in particolare sul ritratto glamour/pin up, un genere tendenzialmente poco concettuale e molto “easy on the eyes”, come direbbero gli inglesi. Non significa però che siano semplicemente scatti estetici: c’è una grande preparazione sia per quanto riguarda lo styling che lo studio dell’atmosfera e della post produzione successiva, tutti fattori che potrebbero essere di interesse per un addetto ai lavori e che solitamente cerco di includere nelle descrizioni, ad esempio su piattaforme come Flickr, dove ho un seguito tendenzialmente di appassionati di fotografia>>.
Dai ritratti che fa sembra avere una passione per il gotico ed il burlesque, e in questo si evince che Le piace essere “anticonformista” e provocatoria. Cosa vuole trasmettere con i suoi scatti?
<<Considerando l’attuale standard dei vari media per quanto riguarda la figura femminile non credo di offrire scatti particolarmente provocatori. Se si tratta di anticonformismo, è alla rovescia, generalmente copro, più che scoprire, lasciando all’immaginazione del fruitore il resto>>.
In che modo “sfrutta” i suoi soggetti per raccontare il suo modo di vedere le cose?
<<Molte delle ragazze che scatto sono performer per cui hanno una personalità e presenza scenica differenti dalla modella standard. E’ un fattore che cerco sempre di sfruttare a mio vantaggio per quanto riguarda l’abbinamento del soggetto per un particolare progetto: una grande mimica ad esempio non sarà mai valorizzata in un progetto che prevede uno scatto statico, penalizzando il risultato finale>>.
Come mai l’accostamento tra soggetti belli e delicati a scenari particolari e aggressivi?
<<Questo si lega molto alla scelta del soggetto. Il contrasto tra styling e scenario è un espediente efficace per far risaltare l’uno sull’altro, senza snaturare chi viene fotografato inserendolo in ruoli che non sono congeniali alla sua natura>>.
Cosa ritiene sia “bello” e cosa “attraente”?
<<Il “bello” è un concetto molto personale…
I miei ideali di bellezza, specialmente per quanto riguarda l’aspetto femminile, sono molto specifici e si rifanno ai canoni del secolo scorso, in particolare al cinema Noir americano degli anni 40 e 50 dove venivano rappresentate donne con una spiccata personalità che veniva fatta risaltare dallo styling, invece che essere semplicemente una base neutra sul quale costruire un look, come spesso accade attualmente.
Trovo invece che quello che “attrae” non deve essere necessariamente bello: spesso si è attratti e affascinati dal grottesco e dal surreale, più che dal bello>>.
Per il futuro che progetti l’attendono?
<<Attualmente il progetto che mi sta più a cuore è la collaborazione con un atelier di corsetteria per quello che sarà il primo di una serie di scatti dedicati alla commistione tra natura e bellezza femminile, in questo caso vista senza particolari vincoli di stile. Sempre che il tempo atmosferico sia clemente!>>.







